Grand ducal motu proprio establishing the rules of functioning

of the  Greek-Orthodox church in Livorno

22 August 1760

“Sua Maestà Imperiale, in augmento, e per la giusta applicazione del suo motuproprio del dì 14 Luglio 1757 in cui accorda à Greci di rito non unito abitanti nel suo Porto di Livorno, la Chiesa della loro communione, doppo aver sentito l’Arcivescovo di Pisa, comanda che si eseguiscono gl’infrascritti canoni.

1°. Lo stato spirituale di Greci ora abitanti in Livorno relativamente alle due Chiese, ò comunioni, che vi sono amesse, dovrà determinarsi col consenso, ed autorità dell’Arcivescovo di Pisa, ed una volta fissato.

2°. Si eseguisca in avvenire alla lettera del Motuproprio dì 14 Luglio 1757 in quella parte, in cuì s’ordina, che le persone descritte in una Chiesa non possono passare nell’altra, senza l’espressa permissione dell’Arcivescovo, il che dovrà costarne nè registri delle due Chiese.

3°. Tutti i Greci, che arrivano di nuovo, purchè non siano descritti nella Chiesa Greca di rito unito di Livorno, sul punto della Religione abbiano tutta la libertà promessa dal Gran Duca Ferdinando ne’ Privileggi del 1593 à tutte le Nazioni, che vengono ad esercitarvi il commercio, et il Governatore di Livorno protega questo loro dirito contro chiunque, et in tutti i casi, e forme di quelle che si è praticato fin ora.

4°. Il Motuproprio del dì 14 Luglio 1757 in cuì si dispone, che la Chiesa non abbia la Porta sopra la via pubblica, deve estendersi anche al caso, che fosse una porta laterale, che avesse avanti di se un vestibolo, che sia in faccia alla Porta, che da sulla via pubblica.

5°. Questa Chiesa sia la parochia di tutte le persone di sua comunione, ed i Parochi della Città relativamente ai diriti parocchiali pratichino con loro lo stesso, che sono in possesso di praticare con gl’altri eterodossi.

6°. Il Cappellano eletto a forma del motuproprio abbia la piena libertà d’amministrarvi i sacramenti secondo la sua liturgia a tutti quelli di sua comunione legitimamente descritti, non possa però amministrare quello del matrimonio se i contraenti sono di diverso rito, o religione senza l’espressa licenza del Governatore di Livorno, che su questo punto dovrà andare di concerto con l’Arcivescovo di Pisa.

7°. Il cappellano sia obbligato per proprio uffizio à tenere in forma provante quattro libri : il primo per registrarvi i nomi di tutti quelli che compongono in Livrono la Chiesa di rito non unito, con indicarvi la loro patria, il giorno e l’ano, in cui si descrivono, che è il fondamento di sua giurisdizione ; il secondo per i matrimoni per provare la figliazione ; il terzo per battesimi per provare il dì della nascita ; il quarto per i morti per quella della morte.

8°. Questi registri, e le fedi del Cappellano sempreche non abbino altre eccezioni, facciano l’istessa prova per tutti gl’effetti di raggione de’ registri, e delle fede degl’altri Parochi.

9°. Il Governatore di Livorno abbia tutto il dirito, ed arbitrio di farsi esibire questi libri tutte le volte, che lo crederà necessario.

10°. Il Cappellano di questa Chiesa abbia la piena libertà di benedire per l’Epifania le case, e quartieri delle persone sottoposte alla sua Chiesa ; di amministrarvi il viatico agl’infermi di sua comunione alle case ; gli sia lecito usare le vesti sacerdotali, e tutta la pompa ecclesiastica prescritta nella sua liturgia nel tempo, che esercita il mestiere di Paroco nelle case proprie, anzì private ; egli sia proibito di farlo per le vie pubbliche sotto qualsivoglia protesto ò titolo.

11°. Questa Chiesa abbia il dirito delle proprie Sepolture dentro il suo recinto finche colle debite licenze non abbia un Cimitero fuori della Città, come hanno le altre Nazioni abitanti in Livorno.

12°. I cadaveri di quelli, che mojono nella loro comunione si trasportino di notte senza veruna pompa ne civile, ne ecclesiastica : sia però permesso al Cappellano di accompanarli senza abito sacerdotale, e senza la stola se voglia farlo.

13°. Siano permessi sopra la coltre, che copre il cadavere, ò nel Cataleto tutti i segni soliti atti a denotare il defonto Cristiano, e tutte le funzioni ecclesiastiche solite farsi à cadaveri secondo la loro liturgia, e la pompa del funerale a forma di legge funeraria, e solamente però dentro il recinto della Chiesa.

14°. I Preti di loro comunioni fuori del Cappellano non potranno dirci la messa se non in suo luogo, e dovrà invigilarsi, che di fatto la Chiesa non si divida con l’occulto scopo di molteplicare (salvo il loro rito, che non permete di dirne più d’una il giorno per Chiesa) questi Preti, e queste Messe, che non è utile di permettere in Livorno.”

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Source: Archivio di Stato di Livorno, Chiesa greca non unita della SS. Trinità, II/6, f. 8rv – Courtesy of Mathieu Grenet.