The source of the following transcriptions is the book by Paolo Castignoli: Livorno dagli Archivi alla Città, Livorno: Belforte, 2001.

ARMENIAN LEVANTINE NATION

ASLi, Capitano, Suppliche Civili, 2603, c.490 (1645)

Li negotianti della natione armena levantina e per essa tutti l’infrascritti che al presente si trovano in Livorno humilissimi servi di V.A.S. con ogni maggior debita reverenza l’espongono come per li continui negotii e traffici che in detta città hanno necessità d’havervi un consule, al quale possino far ricorso, quando vi arrivano con le lor mercanzie, acciò con ogni fedeltà restino incaminati li loro negotii et interessi. Et perché, si’ per la difficultà della lingua, come per le differenze che giornalmente nascono nella mercatura la detta carica può apportare molti perdimenti di tempo e fastidi, ha la detta nazione convenuto di volergli dare per recognitione et emolumento delli suoi tempi e fatiche un quarto di pezza da otto reali per ciascuna balla di qualsivoglia mercanzia che d’essa natione in ogni tempo arriverà in questo suo felicissimo porto, conoscendo che l’haver tal capo può apportare molti vantaggi.

Et perché in passato, in mancanza del consule, s’è trovata tal natione così ben servita favorita e protetta da Antonio Borgi maestro della posta di Livorno gratis et amore, supplicano l’A.V.S. li detti armeni a voler restar servita di concederli per consule il medesimo Borgi con li detti emolumenti, impossessato già delli loro soliti negotii e differenze, e sperimentato da loro il suo buono e fedel modo di trattare. Che di tal gratia saranno sempre tenuti pregar Nostro Signore per il colmo della felicità di V.A.S. e sua serenissima famiglia. Quam Deus

Di Livorno, li 26 gennaio 1645 <ab. Inc. fior.>

[the merchants of the armenian levantine nation of Livorno]

ARMENIAN PERSIAN NATION

ASLi, Capitano, Suppliche Civili, 2603, c.519 (1646)

Michele d’Autto, Callasto Estepan, Amircano Manulo Ioannes Paulo, Gregorio Nozzano, David Morato, Eivas de Celac, Michel de Narvarsab Hacic di Matteo, Hasatur di Herepiet, Marutà di Acavali, Zerun Vincentio, Chiravis Nirza, Garbar Michel, Joannes de Dean, Ahamal de Oxano, Zaeur Cherì, Avidit Isai, Apcar de Sarric, Arachil Muratcan, Gregorio Marcarà, Sacchis Manuch, Isach Paulo, tutti armeni persiani e dell’Armenia maggiore negotianti e soliti venire in questa città di Livorno con lor mercantie, <servi> humilissimi di V.A. reverentemente l’espongono come sino ad hora dalla maestà del lor Re non è stato deputato consolo alla lor natione in questa città, e sempre si sono  valsi dell’opera di Diodato armeno, tanto antiquato in questa città, che ha la lingua franca, e li ha serviti e serve con puntualità e senza emolumento alcuno, e desiderando di valersene in l’avvenire, supplicano V.A. di farle gratia di confermarlo per viceconsolo, sin tanto che dal Re di Persia lor principe sia deputato il consolo, e con obbligo di servirli senza alcun aggravio di spesa, acciò sappino tutti di chi devono valersi; che lo riceveranno per gratia da V.A., la quale Dio etc.

(1 mar 1646)

FRENCH NATION

ASFi, Mediceo del Principato, 2136, c.669 (1579)

Gasparre Dotte, “cittadino vero nativo della città di Marsiglia”, veniva nominato “console della natione franzese commorante nella città di Livorno et luoghi circonvicini, protettore et difensore di detti cittadini franzesi… per essere stato deputato dalli Protettori et difensori delli Statuti, privilegi et franchigie et libertà della comunità, cittadini et habitatori di Marsiglia”.

ASFi, Carte Strozziane, Serie I, filza CLXXXII, lett. E, c.75, copia. (1594)

DON FERDINANDO DE’ MEDICI GRANDUCA DI TOSCANA

Essendo informati che li nuovi habitatori di Livorno di natione franzese et li altri di detta natione che disegnano venire ad abitarci e con mercantie e vaselli praticare quel porto, desiderano si deputi loro un consolo di lor gente nuovamente venutavi, et conosciendo di quante buone qualità, intelligenza et sperienza e cognitione di mercantie et di mercanti, et di quanta buona fede sia, amato et stimato da loro Marcantonio Bianchi [LeBlanc, di Marsiglia] nuovo habitatore et introduttore della fabbrica di saponi madrati, habbiamo risoluto di deputarlo a detta carica, come in virtù della presente lo eleggiamo et deputiamo consolo della natione franzese in Livorno, con le autorità honori et emolumenti soliti et consueti.

Et comandiamo al governatore, castellano, commissario, comunità, huomini di Livorno, soldati, offitiali, mercanti, ministri di galere, provveditore et altri ministri di dogana, et alli consoli del mare, et ad ogni altra persona che per tale lo reputino, riconoschino et trattino come tale nelli affari a ciò spettanti.

Et esortiamo lui a diportarsi con tanta fede, diligentia et amorevolezza verso la predetta sua natione, che li faccia animo e li dia cagione di multiplicare il negotio con fare comparire assai Marsiliani, et altri vasselli si’ di Levante come di Ponente et Barberia, et d’ogni altra parte per levare e portarvi mercantie con augumento del traffico del sopradetto porto.

Dato alla Petraia, alli 5 di aprile 1594.

IL GRANDUCA DI TOSCANA

Piero Vescovo di Arezzo

[re-confirmed on Feb. 4th, 1597 with the consent of the Consuls of the city of Marseilles. The same office will then be given to Francesco, son of Marcantonio, who will also become a Gonfaloniere di Livorno.]

ENGLISH NATION

ASFi, Pratica Segreta, reg. 190, c.28v (1596)

Privilegio di dichiaratione et confirmatione in consolo della natione inglese nella terra di Livorno.

Don Ferdinando Medici per la Dio gratia Gran Duca di Toscana III, di Fiorenza e di Siena Duca IIII, principe di Capestrano, signore di Portoferraio nell’isola dell’Elba, di Castiglione della Pescaia e dell’isola del Giglio, et Gran Maestro della Religione di Santo Stefano.

Havendoci esposto per loro preci gl’infrascritti sei capitani et patroni di nave inglesi che si trovano di presente con lor navi nel porto et terra nostra di Livorno, cioè Bartolo Ughet, Orlando Cotmon, Artur Gunigan, Tommaso Rod, Antonio Segol et Clisfasis, che desideravano haver continuamente in detta terra di Livorno un consolo residente della loro natione, et atteso le buone qualità del capitano Ramondo d’Orchen Irlandese, patrone di nave et habitante in detta terra, ci hanno significato haver pensato di eleggerlo con nostro consenso et beneplacito in loro consolo et protettore, supplicando che per nostra patente lo volessimo confermare et dichiarar per tale.

Noi adunque volendo compiacer alli sopradetti capitani et patroni di nave, et essendo a pieno informati della prudenza, integrità et iustitia del sopradetto magnifico capitano Ramondo d’Orchen Irlandese, lo approviamo et confirmiamo in consolo et protettore di detta natione nella terra et porto nostro di Livorno, con quella autorità, eminentia, gradi, honori et premii che son soliti haver et conseguire li altri consoli della medesima natione, et questo con conditione et mentre egli personalmente et tenendo casa aperta habiterà nella detta terra di Livorno.

Comandiamo però al governatore et commissario et altri officiali et ministri nostri di Livorno che lo trattino et riconoschino per tale per quanto tengono cara la gratia nostra.

In fede di che habbiamo fatto fare queste nostre lettere patenti dall’infrascritto secretario et auditore nostro, firmate di nostra mano, con l’appensione del nostro solito sigillo.

Date nel castello della terra nostra di Livorno il dì 13 di marzo, l’anno della salutifera Incarnatione del Signore 1596, del nostro Gran Ducato di Toscana et delli altri nostri ducati l’anno X.

FLEMISH-GERMAN NATION

ASFi, Pratica Segreta, reg. 190, cc.28v-29r (1596)

Privilegio di confirmatione in consolo della natione alemanna et altre nationi nella terra di Livorno.

Don Ferdinando Medici per la Dio gratia Gran Duca di Toscana III, di Fiorenza e di Siena Duca IIII, principe di Capestrano, signore di Portoferraio nell’isola dell’Elba, di Castiglione della Pescaia e dell’isola del Giglio, et Gran Maestro della Religione di Santo Stefano.

Essendo ricorsi da Noi con loro preci gl’infrascritti sette capitani et patroni di nave alemanni delle città marittime che si trovano di presente con loro navi nel porto della terra nostra di Livorno, cioè Samuel Lange d’Amborch, Eim Vaim Dytzum da Embdenn, Claus Aeityus d’Amborch, Hanns Tuthman da Lubech, Emdericz Vann Elbe da Bremen, dicendo che desiderano haver continovamente in detta terra di Livorno un consolo alemanno della lor natione, e atteso le buone qualità del magnifico Matteo Bonnedt da Vuaithoffen anderybs dell’Austria superiore, vassallo di Sua Maestà Cesarea, ci hanno significato haver pensato di eleggerlo con nostro consenso et beneplacito in loro consolo et protettore, et di tutti li altri padroni di nave che venissino in detto porto dalle città marittime di Germania, di Danimarca, di Francia, d’Olanda et di Zelanda, supplicando per nostra patente lo volessimo confermare et dichiarar per tale.

Noi dunque, volendo compiacere alli sopradetti capitani et patroni di nave, et essendo informati della prudenza, esperienza, integrità et iustitia del sopracitato Matteo Bonnedt da Vuardoffen habitante in Livorno, havendo massime esercitato altre volte il medesimo offitio, lo approviamo  et confirmiamo in consolo delle dette nationi et terre et stati marittimi nella terra et porto nostro di Livorno, con quella autorità, preeminenza, gradi, honori et premii che sono soliti havere et conseguire li altri consoli delle medesime nationi.

Comandiamo però al governatore et commissario et altri officiali et ministri nostri di Livorno che la trattino et riconoschino per tale per quanto tengono cara la gratia nostra.

In fede di che habbiamo fatto fare queste nostre lettere patenti dall’infrascritto secretario et auditore nostro, firmate di nostra mano, con l’appensione del nostro solito sigillo.

Date nel castello della terra nostra di Livorno il dì 13 marzo l’anno della salutifera Incarnatione del Signore 1596 (1597 stile moderno), del nostro Gran Ducato di Toscana et delli altri nostri ducati l’anno X.